Irpinia, novanta secondi che non finiscono mai: un docu-clip tra rovine, musica e memoria
Ci sono luoghi in cui il tempo non scorre, ma resta sospeso. Conza Vecchia è uno di questi. Abbandonata dopo il terremoto del 23 novembre 1980 dell’Irpinia, oggi si presenta come un paese fermo, cristallizzato nel momento esatto in cui tutto è cambiato.
Da questo spazio nasce 90 Secondi, un docu-clip sperimentale girato interamente tra le rovine del borgo. Novanta secondi: tanto durò la scossa che cancellò Conza e segnò profondamente l’Irpinia. Un tempo brevissimo, le cui conseguenze sono ancora visibili.
Il film, diretto da Enrico de Divitiis, è costruito in parte bianco e nero attraverso fotogrammi fissi e lunghi silenzi visivi, interrotti dal movimento di una danzatrice che attraversa ciò che resta del paese. Il corpo diventa misura del tempo, presenza viva in un luogo che non ha più voce. Non c’è ricostruzione, né narrazione didascalica: c’è un ascolto attento dello spazio e della sua memoria.
Elemento centrale del progetto è la musica originale del maestro irpino Luigi Bellino, compositore che ha scritto il brano pensando esplicitamente alla tragedia del terremoto del 23 novembre 1980. La composizione non accompagna le immagini, ma ne costituisce l’origine: è dalla musica che nasce il ritmo del montaggio, la durata delle inquadrature e la sospensione che attraversa il film.
90 Secondi non è un documentario tradizionale, né un videoclip musicale in senso stretto. È un’opera ibrida che unisce cinema, musica e danza per interrogare il rapporto tra memoria e tempo. Uno sguardo esterno che si avvicina a Conza e all’Irpinia con rispetto, lasciando che siano i luoghi e il suono a parlare.
Prodotto dalla Medea Production di Latina, l’opera audiovisiva restituisce all’Irpinia non una storia da spiegare, ma un tempo da attraversare. A oltre quarant’anni dal sisma, 90 Secondi sceglie di fermarsi, ascoltare e ricordare.

Lorem Ipsum è un testo segnaposto utilizzato nel settore della tipografia e della stampa. Lorem Ipsum è considerato il testo segnaposto standard sin dal sedicesimo secolo, quando un anonimo tipografo prese una cassetta di caratteri e li assemblò per preparare un testo campione. È sopravvissuto non solo a più di cinque secoli, ma anche al passaggio alla videoimpaginazione, pervenendoci sostanzialmente inalterato. Fu reso popolare, negli anni ’60, con la diffusione dei fogli di caratteri trasferibili “Letraset”, che contenevano passaggi del Lorem Ipsum, e più recentemente da software di impaginazione come Aldus PageMaker, che includeva versioni del Lorem Ipsum.
